Gennaio tempo di Fuochi ….ma non d’artificio

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Che Gennaio sia il mese dei Fuochi in sardegna è risaputo da tutti……i sardi.
Non parliamo degli incendi boschivi, non parliamo dei fuochi di polvere nera …..che servono a salutare l’estate e hanno eco sulla stampa ….ma……
Parliamo della festività di Sant’Antoni de su fogu, rito paleocristiano che ha il suo culmine con l’accensione di enormi falò che brillano per tutta la notte del 16 gennaio.
Sant’Antonio Abate,  o conosciuto con altri appellativi …..del Fuoco o del Deserto, fu un eremita egiziano vissuto tra il III e il IV secolo D.C., morto ultracentenario, considerato il fondatore del monachesimo cristiano nonché primo abate.
Patrono della pastorizia e dell’agricoltura, il nome del santo è indissolubilmente legato alla leggenda che lo vede errare, insieme al maialino che l’accompagna nella diffusa iconografia, nei gironi infernali per salvare le anime dei dannati: in una di queste occasioni il Santo, approfittando del disordine creato dal fido animale, riuscì a rubare una scintilla di fuoco, nascondendola dentro un tronco cavo, portandolo così agli uomini che non ne conoscevano l’esistenza.

In Sardegna il culto di Sant’Antonio, oltre ad essere diffuso in maniera pressoché capillare, si lega, in molti paesi, ad un altro evento importante: le maschere del carnevale fanno la loro prima uscita ufficiale. I volti ancestrali dei Mamuthones e Issohadores di Mamoiada, dei Boes e i Merdules di Ottana e altre maschere che affollano le vie dei paesi della Sardegna, riflettono le scintille dei grandi falò sapientemente preparati la mattina e accompagnano i presenti in sei vorticosi giri intorno al fuoco, tre in senso orario e tre in senso antiorario, andando così a sugellare un antico rituale.

La preparazione del falò, diversa in ogni paese della nostra isola….come diverse sono le tipologie di legname che vengono accatastate per creare una sorta di capanna o, in altri casi, un’altissima piramide; frequente anche, per richiamare la leggenda del Santo, l’uso di un grande tronco di quercia secolare che viene acceso dall’interno.
Sas Tuvas, sas Frascas, Sos Focos, Su Fogarone, Su Romasinu o Su Foghidoni sono alcune delledenominazioni del grande falò che, dal primo imbrunire, suggella la vittoria della luce sulle tenebre e, dopo la benedizione del parroco, assume la funzione di fuoco purificatore.
Attorno al elemento sacro di “Su Fogarone”, si assaporano i dolci di sapa con il vino locale, si trascorre insieme la cena e, soprattutto, si balla, aspettando l’arrivo del carnevale.

Fuoco di Sant'antonio Abate
Fuoco di Sant’Antonio Abate

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cozzuli o Tiliccas

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Amaretti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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